OGGI LA SALVEZZA È ENTRATA IN QUESTA CASA

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Il brano evangelico di Luca che leggiamo in questa domenica è uno dei più conosciuti. Narra di Zaccheo un uomo di cui ci vengono date fin da subito delle informazioni importanti. Zaccheo abita a Gerico. Questa città, nella Bibbia, è  considerata  la città della Salvezza, in cui l’uomo peccatore, capace di accoglienza viene salvato[1]. Prima di entrare a Gerico, mentre si dirige verso Gerusalemme, Gesù aveva guarito un cieco, quasi a dirci che per seguirlo verso la croce è necessario uno sguardo nuovo, che vede la salvezza che si avvicina. Di questo messaggio è figura Zaccheo. Di sicuro aveva già sentito parlare di Gesù e così lui, pubblicano, peggiore dei peccatori, vuole vederlo.  Domenica scorsa abbiamo sentito parlare di un pubblicano che dal fondo del tempio invocava la misericordia di Dio sui suoi peccati. La liturgia accosta a quel  brano del vangelo quello odierno che, pur non essendo in diretta continuità letteraria, ci mostra la conseguenza del gesto umile compiuto dal pubblicano nel tempio. Il desiderio di misericordia da parte del pubblicano del tempio è anche il desiderio di Zaccheo. Egli desidera vedere Dio, non vuole perdersi lo spettacolo di folla che segue un uomo che si dice capace di cose grandi in nome di Dio. Tutto qui! Di lui sappiamo, infatti, che non desidera altro che vedere Gesù. La piccolezza fisica di Zaccheo va oltre la statura. E così sale su un sicomoro, un albero forte, sicuro, non sradicabile; albero che, nel linguaggio biblico, indica le proprie certezze e sicurezze.  Anche oggi molti uomini cercano Dio, perché vedono che altri lo seguono, sono stati toccati dal suo amore e gli vanno dietro. Tuttavia per vederlo lo cercano nelle definizioni o nei concetti filosofici, arrivando molto spesso a negarne la presenza, proprio perché per Dio, come per ogni realtà viva, non si possono adottare criteri statici. Dio non è un concetto, seppur alto, da raggiungere solo con i ragionamenti. Dio è dinamismo. La forza dello Spirito ci testimonia che Dio cammina sulle nostra strade, nelle nostre piazze. Così è successo per Zaccheo: Gesù passa di lì, lo vede e lo interpella. Lui che voleva solo vedere Gesù si sente chiamato non solo a parlare con lui ma anche ad aprirgli la sua casa. Gesù, quindi, gli mostra la vera via per vederlo; non basta salire sul sicomoro della ricerca impersonale, ma è necessario aprire la propria casa, e cioè tutto noi stessi, alla sua Parola. La casa è ciò che di più intimo ognuno di noi possiede. Lì entra Gesù. Finchè Dio rimane affare da trattare in parrocchia, a catechismo, al gruppo giovani, egli rimane un semplice uomo “da vedere” . Gesù ci chiede la conversione non solo degli occhi  ma anche del cuore, di tutto noi stessi. Ci chiede di lasciarlo entrare in casa nostra non come ospite straordinario a cui far vedere il “servizio buono” di piatti ma come familiare. Così avviene per Zaccheo. La sua salvezza non sta nell’aver visto il Signore ma nell’averlo accolto nella sua casa. Il pubblicano al tempio, domenica scorsa, ammetteva di essere poca cosa, di aver bisogno di Dio, Zaccheo, pur non essendone consapevole, lo dimostra con i fatti. Oggi, subito. La tua storia di salvato non è cosa futura ma presente. Oggi, ogni giorno può essere quello dell’incontro con Dio.  Scriveva Alda Merini:

Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.

Oggi la salvezza è entrata in questa casa!

Quando Dio entra dentro la tua vita essa assume inevitabilmente un ordine nuovo. L’ingresso di Dio nella mia vita comporta un dialogo continuo, ogni scelta va condivisa con lui, come si fa in famiglia per le cose importanti. Egli non ti toglie ciò che sei, ma orienta la tua vita verso un futuro di bene, di bello, di grande. Basta solo il piccolo desiderio di volerlo vedere e la prontezza di aprirgli la porta della nostra casa. Zaccheo non fa altro. E si ritrova, come il pubblicano di domenica scorsa, a chiedere misericordia esercitando lui stesso la misericordia. Si, perché proprio per il fatto che Dio è amore, e quindi dinamico, non si limita a salvarti ma ti fa essere segno di questa salvezza. Altri vedendoti vorranno vederlo, conoscerlo. È una catena d’amore che nessuno al mondo avrà la capacità di interrompere.

Certamente questa catena infastidisce. Ai tempi di Gesù, così come ai nostri tempi, Dio disturba, infastidisce perché più di quanto può sembrare egli non sottostà alla volontà umana, ma la supera e la salva. E anche chi fatica a dirsi cristiano sa che il vuoto di Dio è un vuoto incolmabile.

Oggi la salvezza è entrata in questa casa.


[1] Cfr Gs 2, 1ss; 6,17ss

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