CONVERTIRSI ALLA GIOIA

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo. (Is 35,1-2)

Le parole di Isaia, pur rallegrandoci il cuore, ci lasciano un po’ perplessi. A sentirle tutte di seguito, stonano con il mio presente di uomo. Troppa gioia tutta nello stesso momento ci fa pensare a qualcosa di irrealizzabile. Come è possibile tutto questo? Come è possibile che in mezzo alle difficoltà che incontriamo ogni giorno, Isaia si “permetta” di parlarci di gioia, di deserti che fioriscono, di steppe sconfinate che fioriscono, di occhi che si aprono, di piedi che tornano a camminare, di  orecchi che torneranno a sentire? Tutto sembra parlarci di gioia ma noi, diciamocelo, viviamo un tempo che di gioia proprio non sembra mostrare alcun segno. Crisi lavorative, familiari, malattie; come può Isaia invitarci a gridare di gioia?. Anche Paolo, nell’antifona che introduce la liturgia di questa domenica, sembra essere irrispettoso del nostro modo di essere e di vivere: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» (Fil 4,4.5).

Il Vangelo di questa domenica parla ancora una volta di Giovanni il Battista. Se domenica scorsa, però, lo avevamo lasciato nel deserto a battezzare e a indicare una via di conversione oggi lo troviamo in carcere immerso nel dubbio e nella paura. Giovanni aveva annunciato un Messia dal volto duro, severo giudice, ministro dell’ira di Dio e ora si trova davanti a “segni e prodigi” che il Messia compie perché gli uomini si convertano ed entrino nella gioia di Dio. Per lui che di quel Messia era voce, parola, tutto si complica. La sua fede entra in crisi. Come può il Messia di Dio perdonare, guarire, sanare, benedire, seminare gioia e non timore, luce e non paura? Giovanni entra in crisi e manda i suoi discepoli da Gesù a chiedere: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»(Mt 11,3). Gesù rispose loro usando le stesse parole che noi abbiamo ascoltato nella prima lettura: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!»( Mt 11,4-6). Per Giovanni è necessaria una conversione. Lui che con forza aveva predicato al suo popolo la conversione, che aveva fatto vita di penitenza fino a quel momento, doveva fare anche lui opera di conversione, anche lui si sentiva chiamato a “girare il proprio sguardo” su Gesù.  Per Giovanni e per ciascuno di noi diventa necessario convertirci. Il tempo di avvento, così come quello di quaresima, è un tempo di conversione. Oggi, in questa domenica in cui tutto parla di gioia, siamo invitati a convertirci alla gioia cristiana, alla gioia di Cristo. La liturgia della Parola di oggi ci invita a non guardare alla nostra vita con lo sguardo del perseguitato ma con quello del profeta. Ripartiamo dalla gioia. Ripartiamo dai segnali di vita, di speranza che Dio fa crescere in noi. Siamo invitati a convertirci alla gioia, a dire grazie al Signore per il bene che sentiamo crescere in noi e attorno a noi. E di bene ce n’è davvero tanto. Anche nelle nostre famiglie, nelle relazioni, nelle nostre Comunità, nella Chiesa. Purtroppo siamo abituati ad essere giornalisti e spettatori di cronaca nera, assidui spettatori di macabre visioni della vita. La liturgia della Parola ci dice allora, che per noi cristiani il deserto, l’aridità, la siccità della nostra vita sono i luoghi in cui Dio farà germogliare un narciso, farà spuntare fiori e farà scorrere acque abbondanti. Il Cristiano non si abbandona senza speranza alle tenebre ma con perseveranza sa attendere la luce anche se non è immediatamente percettibile ai suoi sensi. Come l’agricoltore di cui ci parla Giacomo nella seconda lettura: «Egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina».  Così è stato per Giovanni: ha atteso con perseveranza il Messia e ne ha visto i segni.

Vogliamo uscire oggi di chiesa con uno sguardo nuovo, capace di vedere il bene, capace di guardare a Cristo, come a colui che ha sconfitto le tenebre e la morte e ci guida verso un traguardo di risurrezione.  «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» (Fil 4,4.5).

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