BUON NATALE 2010

Cari amici,

«Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Nel cuore della notte ci raduniamo insieme per celebrare la nascita di Gesù. Nel cuore della notte ci riuniamo per contemplare insieme il mistero di Dio che va incontro al suo popolo. Nel mezzo di questa notte di Natale ci ritroviamo per volgere lo sguardo verso Betlemme, verso il luogo in cui è nato Gesù, il Figlio di Dio. Il dialogo tra Dio e l’umanità che ha percorso i secoli si compie in Gesù. Ciò che sembrava un mistero lontano, irraggiungibile, intoccabile si è reso visibile ai nostri occhi in Gesù di Nazareth.

L’evangelista Luca, nel brano che ascoltiamo questa notte, narra la nascita di Gesù, come un evento di portata straordinaria che assume tuttavia i contorni dell’ordinarietà e della semplicità. Il Figlio di Dio nasce tra gli animali, in quella parte della casa riservata ad essi, poiché tra la gente non c’era posto. L’evento straordinario della nascita del Salvatore sembra fin da subito annunciato da segni ordinari, comuni. Egli, Gesù, entra nella storia, incarnandosi. Non sceglie la spettacolarità ma l’umiltà, la semplicità, la piccolezza.

Davanti a quel bambino il nostro cuore può assumere due atteggiamenti. Possiamo vedere in lui il bambino Gesù e così emozionarci pensando al contesto in cui è nato e poi tutto finisce così, oppure, in quel bambino, possiamo anche contemplare il figlio di Dio, incontrare Dio. Dio che entra nella mia carne, la abita e la rinnova. Ecco il mistero grande che siamo chiamati a celebrare in questa notte: non una semplice commemorazione di un evento storico importante, ma l’incontro tra Dio e l’umanità, tra il Creatore e la creatura, tra il Padre e me.

Cari amici, il mistero del Natale, apre il nostro cuore a contemplare il volto di Dio indicandoci anche la via da percorrere per poterlo fare.

L’evangelista infatti,  mette anche in evidenza che il primo annuncio della nascita di Gesù è dato ai pastori che vegliavano. Alla classe sociale più bassa, Dio rivela la salvezza del suo popolo. Ai piccoli, agli umili, Dio rivela la sua onnipotenza e il suo amore. Con questo racconto Luca vuole mostrarci la strada da percorrere per incontrare Dio. Egli parlando dei pastori parla degli uomini di ogni tempo. Il Mistero grande di Dio, del suo amore, della sua forza non viene rivelato ai sapienti e agli intelligenti ma ai piccoli. Il criterio che Dio utilizza per comunicare non è quello della ragione umana ma quello dell’amore. Così ci può sembrare incomprensibile il fatto che Dio venga nel mondo nella forma di un bambino, e ancor di più può sembrare incomprensibile che si mostri ai piccoli. Di fronte all’amore smisurato di Dio anche la ragione, ad un certo momento, deve fermarsi. Il modo di agire di Dio, che è amore, non è comprensibile se non nella logica dell’amore. L’amore è accolto e vissuto pienamente solo da  colui che sa di offrire se stesso consapevole di essere poca cosa, di poter ricevere tanto dall’altro solo dandosi e spendendosi per colui che ama.

E così, se la logica umana fatica a comprendere un Dio che si mostra con il volto di un bambino, la logica dell’amore ci aiuta a penetrare in profondità il mistero che celebriamo in questa notte.

Come ai pastori anche a noi, Dio si mostra nella semplicità di un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. E sapremo accoglierlo e riconoscere in Lui il “Dio-con-noi” solo se, come i pastori, sapremo metterci davanti a lui con tutta la nostra umanità. Accoglieremo veramente l’annuncio di Pace di questa notte solo se metteremo senza timore davanti al Bambino di Betlemme, tutta la nostra vita fatta di gioie e di speranze, di tristezze e di angosce. Spesso ci rifugiamo dietro a delle scuse banali: “Tanto il Signore ci conosce, tanto lui sa tutto di me…” che se da una parte dicono una profonda verità, e cioè che Dio ci conosce, dall’altra impediscono al nostro cuore di aprirsi totalmente alla sua Grazia e alla sua potenza.

Aprire il nostro cuore a Dio significa dirgli ciò che siamo senza paura, come hanno fatto i pastori. Non si sono vergognati dei loro limiti, ma con coraggio si sono messi in cammino, hanno aperto il loro cuore alla voce di Dio e hanno scoperto il “segno” che Dio aveva preparato per loro.

Cari amici, tante volte andiamo alla ricerca di segni, talvolta anche magici, per avere certezze, scoprendoci poi ancora più fragili e incerti; Questa notte Dio ci offre ancora una volta il suo segno: un bambino, avvolto in fasce deposto in una mangiatoia, non lasciamocelo sfuggire!

Mettiamoci in cammino, «andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere», mettiamo il nostro cuore accanto a quello del santo Bambino e scopriremo che Dio sta camminando verso di noi, che ci sta attendendo dietro le pieghe della nostra storia personale e comunitaria. Apriamo il nostro cuore a Dio, egli ha già aperto per noi il suo. Buon Natale!

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