CHIAMATI A CONVERTIRCI ALLA LUCE
Ancora una volta la liturgia ci fa leggere una pagina del profeta Isaia, la stessa pagina letta nella notte di Natale, quasi a dirci la continuità tra il Bambino che abbiamo adorato nella grotta di Betlemme e il Gesù che cammina lungo le strade della Galilea, compiendo opere di guarigione del corpo e dell’anima.
Matteo, infatti, saggio interprete dell’Antico Testamento e autore di un vangelo destinato ad ebrei che si erano convertiti a Cristo, ci offre l’interpretazione stessa di quel testo. Gesù è la luce che splende nelle tenebre. L’atteso dalle genti, il Messia che porterà un’alba nuova per la sua terra è Gesù.
Questa luce si rende meravigliosamente presente nel cuore di chi lo incontra e di chi lo ascolta.
La Luce si manifesta, si mostra ai nostri occhi come richiesta di conversione. Le parole che Matteo associa alla pagina di Isaia sono parole che escono direttamente dalla bocca di Gesù. Quasi a dirci che se vogliamo vedere la luce mentre camminiamo in mezzo alle tenebre è necessario convertirsi. Convertirsi? Cosa significa? Uscendo dai modi moralistici di intendere la parola conversione potremmo intenderla così come Papa Benedetto definì quella di San Paolo. La conversione, per colui che già crede, va definita come illuminazione. Il credente infatti, come San Paolo, di cui celebriamo la festa della conversione martedì, così come gli ebrei per i quali scrive Matteo, e così come noi, non ha bisogno di convertirsi a Dio perchè ha già la consapevolezza che egli esiste, che cammina al suo fianco, ma piuttosto ha bisogno di lasciarsi illuminare dalla luce sfolgorante che viene dal Vangelo, dobbiamo lasciarci illuminare dal fatto che Gesù è morto ed è risorto per noi e mandandoci il suo Spirito ci ha rinnovato il suo invito a guardare al mondo in cui viviamo considerandolo già regno di Dio. Il Regno di Dio è vicino, i segni della potenza di Dio ci sono, è necessario guardare a questo mondo con lo sguardo “illuminato” che ci viene dal Vangelo e ad agire di conseguenza. Non possiamo negare lo squallore di certe notizie che circolano sulla stampa, ma la conversione che ci è chiesta è quella di non lasciarci immischiare nella melma tenebrosa, ma vivere da “illuminati” da persone veramente capaci di mostrare il volto bello di una vita vissuta secondo il vangelo. Condannare l’incoerente serve relativamente, ciò che è necessario è mostrare che una vita coerente, illuminata è possibile. Ciascuno è chiamato a lasciarsi illuminare, a credere nel Vangelo che non è un libro scritto ma è una persona, Gesù Cristo, che ancora vive e abita in mezzo a noi. La conversione che ci è chiesta è quella descritta da Paolo nella seconda lettura: «Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo». È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?». Oggi come allora diventa necessario rifondare la nostra vita. Io non sono ne di questo ne di quel potere, io sono di Cristo, gli appartengo e lui appartiene a me a tal punto che voglio vivere come lui, rendendolo presente ai miei contemporanei. Questo è quello che la gente si aspetta dai cristiani. Essere cristiani non è questione di apparenza ma di stile di vita. Certo le fatiche non mancano, ma la chiamata ad essere uomini e donne autentici, risuona ogni giorno perché ogni giorno può essere quello opportuno per fare un passo avanti.
Dentro questa chiamata collettiva a vivere secondo il Vangelo, Gesù chiama alcuni uomini e alcune donne a seguirlo più da vicino, a mostrare la via da percorrere per arrivare a Cristo. Oggi come ieri, sono necessarie figure di riferimento che, pur essendo anch’esse dentro un cammino di conversione, mostrino che “il regno di Dio è in mezzo a noi”.