PASQUA 2011 – Sacerdoti, Re e Profeti
sabato, 23 aprile 2011Alla vittima pasquale, s’innalzi oggi il sacrificio di lode. L’agnello ha redento il suo gregge, l’Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.
Il silenzio che con la pietra aveva sigillato il sepolcro del sabato santo, si rompe con l’invito solenne e sobrio della Liturgia che nella sequenza che precede la proclamazione del Vangelo, nel giorno di Pasqua, ci invita ad innalzare un canto di lode alla Vittima pasquale.
L’invito della Sequenza si colloca al culmine del nostro itinerario annuale, al vertice del sacro Triduo che, come in un’unica festa ci invita a contemplare la passione, la morte e la risurrezione di Cristo. Il Cristo che oggi contempliamo risorto porta sulle mani, sui piedi e sul costato i segni della passione e della morte. Il suo corpo glorioso è segnato dagli sfregi del dolore e della morte. Il Crocifisso è il Risorto, l’uomo del venerdì santo oltraggiato e rifiutato dagli uomini è risorto! A lui, siamo invitati ad elevare la nostra lode.
Sotteso a quest’invito c’è quello meno esplicito ma più profondamente vero, a riscoprire la dimensione sacerdotale della nostra vita di Cristiani. Nel giorno del nostro Battesimo un gesto, quello dell’unzione con l’olio del Crisma, ci ha resi sacerdoti, re e profeti. La preghiera formulata dal sacerdote prima di profumarci il capo con il crisma dice che è il Padre stesso a consacrarci con il Crisma di salvezza «perché inseriti in Cristo, sacerdote, re e profeta, siamo sempre membra del suo corpo per la vita eterna» (Dal rito del Battesimo).
Il Battesimo dunque, ci ha inseriti nel Corpo di Cristo che è la Chiesa e, nella Chiesa, tra i fratelli, siamo chiamati ad esercitare questi doni che il Padre ci ha dato.
Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.
Il duello tra vita e morte, tra tenebre e luce, cui ci richiama la sequenza pasquale, ci riporta al duello delle origini. L’uomo e la donna, pur ricevendo il loro essere da Colui che è il bene, si lasciano affascinare dall’avere che il male con l’inganno propone loro. Questo ci ricorda che il cristiano è chiamato ad essere Re, a combattere unito a Cristo, contro il male cioè ad essere libero di fronte alle cose di questo mondo.
Nulla, per il cristiano, può essere sufficiente a dare senso alla propria vita se non Dio solo, l’unico in grado di colmare il desiderio intimo dell’uomo, la sua sete di bellezza. Paolo, nella seconda lettura, ci esorta a cercare il senso ultimo delle cose, a vedere le cose di questo mondo come richiamo a quel regno di Dio, di cui, con il Battesimo, siamo diventati cittadini effettivi.
Siamo allora chiamati a risorgere, a rialzarci dalle nostre schiavitù: «Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,1-2). Cristo, risorgendo dai morti, ci ha liberati dalle catene, ci ha strappati dall’ombra di una irragionevole felicità per renderci liberi per il bene, per il bello.
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea».
Ancora la sequenza ci ricorda che il Battesimo ci ha abilitati ad essere profeti. Il profeta è il “dito di Dio”, colui che sa mostrare la strada, sa indicare ai fratelli la via della Felicità. Tanti profeti, oggi come nel passato, ci indicano vie buone in sintonia con il Vangelo, ma ci sono altrettanti profeti di sventura che intendono mostrarci la via impegnativa ma sicura del Vangelo, come una via di tristezza, di moralismi e di precetti. E così il nostro cuore sembra essere dubbioso, colmo di perplessità riguardo la figura di Gesù.
Come i discepoli, anche noi ci lasciamo prendere dai dubbi dicendo: «Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute» (Lc 24,21). Ma i vangeli non lasciano spazio a dubbi, solo l’incontro con Gesù vivo può far vibrare di gioia il cuore dei discepoli: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32).
Di fronte ad un cristianesimo assonnato siamo chiamati ad essere profeti, ad appoggiare il nostro orecchio al cuore di Dio per essere dito che indica l’unico che sa donare gioia: Gesù Cristo! La Pasqua ci chiede di rinvigorire le nostre ginocchia, di non rimanere a piangere sulla tomba sigillata o vuota, ma di correre, di andare lungo le strade della storia e dire a tutti, con l’esempio della nostra vita, che il Signore della vita era morto, ma ora vivo trionfa! Che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome (At 10,43).
Infine il Battesimo ci rende sacerdoti. Si, ogni battezzato è sacerdote, impegnandosi a fare della sua vita un canto di ringraziamento al Padre per tutti i benefici, tutte le meraviglie che compie. Questo può sembrare facile tuttavia non lo è.
Quante mormorazioni contro Dio! Quante lamentele! Quanti pensieri inespressi contro di lui che ci riempiono la mente e il cuore rattristandoci! È difficile riconoscere le cose belle che Dio sta operando dentro la nostra vita ed è ancora più difficile rendere grazie a Dio per questo. Ci stiamo abituando ad una vita grigia, buia, fredda.
Il Battesimo, e ancor di più la Pasqua, ci chiede di cercare la bellezza, di non accontentarci di una esistenza piatta. Con la risurrezione di Gesù, il Padre ci chiede di lasciarci stupire dalla bellezza di una vita semplice, genuina, autentica. La risurrezione serve per richiamarci Dio presente e operante dentro la nostra vita e nella vita dei fratelli.
Il salmo che la liturgia ci fa cantare oggi può aiutarci a cambiare prospettiva. Ascoltiamolo di nuovo: «La destra del Signore si è innalzata, la destra del Signore ha fatto prodezze. Non morirò, ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore» (Sal 117).
Alla vittima pasquale, s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
In forza del Battesimo, dunque, che ci rende fratelli e ci ha uniti a Cristo, siamo chiamati a lodare Dio e la liturgia, in questo giorno così grande per la nostra salvezza, ci pone sulle labbra l’invito ad innalzare la nostra lode a Dio. Lo stesso Alleluia, che tante volte risuona in questo giorno, è canto di lode, di esultanza. Oggi, il silenzio del sabato santo cede il passo al canto gioioso. La Chiesa esulta perché il suo sposo è vivo.
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza. Amen
Buona Pasqua!
d. Enrico




I brani biblici proclamati in questa XIII domenica del tempo ordinario sembrano essere, almeno ad una prima lettura, in contraddizione. Paolo nella seconda lettura proclama: «Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà!», il vangelo sembra essere messo in crisi dall’affermazione paolina là dove, nei tre dialoghi con altrettanti personaggi senza nome, Gesù sembra dimostrarsi molto esigente con coloro che si propongono o sono scelti per mettersi dietro di Lui, per imparare a vivere come lui.